Veronica è furiosa, “non è possibile! E’ la terza volta che riscrivo il settimo capitolo, non c’è storia! Mi farà diventare pazza...” “Si legga di nuovo il ‘Crepuscolo degli idoli’” “Ma come? Ma come? Ma con chi crede di parlare?” “Il mondo metafisico costruito dall’uomo è una dimensione falsa e senza fondamenta, così come l’idea di un libero arbitrio costruito ad hoc per riporre nell’uomo le responsabilità del mondo... la conoscenza come mero strumento che porta all’identificazione delle cose rappresenta un’illusione attraverso la quale l’uomo afferma la propria predominanza: la scienza è lo strumento attraverso il quale l’uomo sente di potersi affermare nell’universo buio e desolato in cui è stato posto.” Veronica cammina di fretta, la rabbia la fa scoppiare in un pianto nervoso e frenetico. Non guarda in faccia nessuno, non le importa se qualcuno alza la testa per osservarla. Corre con la valigetta nera in mano, corre per sfogarsi, corre per lasciarsi indietro tutto... “Forse non riuscirò mai a terminare questa maledetta tesi... e maledetta quella volta, che come tutte le altre ho voluto scegliere la strada più tortuosa e difficile, scegliendo lui come relatore, scegliendo questa tesi e...” Veronica apre lo sportello della macchina, getta la borsa sul sedile del passeggero e mette in moto. Fruga sotto al sedile, trova il porta-cd, tra un cambio di marcia e l’altro, scorre sui vari dischi, ma nessuno sembra essere adatto... alla fine, come spesso accade in quei momenti, solo una e una soltanto è la voce adatta... perchè la disperazione si guarisce ascoltando la disperazione degli altri. Col viso umido Veronica guida tenendo entrambe le mani sul volante. Il cristallo della macchina inizia ad appannarsi sotto le prime battute della pioggia. Solo dopo un po’ però decide di far partire i tergicristalli. Li odia quei tergicristalli, perchè quando piove poco, si strascicano sul vetro provocando un odiosissimo rumore che rompe il sottofondo musicale. Squilla il cellulare, Veronica si sporge per estrarlo dalla borsa. Numero sconosciuto. Vorrebbe non rispondere ma spera che sia qualcuno che le possa dire qualcosa che la tiri un po’ su. Preme il pulsante verde, risponde una voce di donna. E’ l’agenzia della sua assicurazione, l’interlocutrice imbastisce un discorso che in un primo momento Veronica non afferra. Ascolta in silenzio tentando di capire... La signora arriva al punto, in pratica è convinta che l’incidente sia in verità fittizio perchè frutto di un accordo tra lei e l’altro conducente. La macchina di Veronica non ha praticamente riportato danni, mentre le spese di riparazione dell’altra auto sono parecchio consistenti. Veronica in preda all’agitazione, tra sé e sé pensa che sia tutto uno scherzo, ma poi esplode e urlando come una pazza le risponde per le rime: al culmine dell’esasperazione stacca il telefono dall’orecchio e urla direttamente sul microfono inveendo animosamente contro
E così, smantellato l’orgoglio, Veronica fino a tarda sera rimane al tavolo a scrivere, scrivere della ‘Volontà di Potenza’, a scrivere di quanto sia tiranno uccidere lo spirito della tragedia e la sincerità dell’istinto, perché la repressione dell’ascetismo originato dalla ragione scientifica ai danni della volontà, è il suicidio dell’istinto più vitale e inconscio dell’essere umano.
Soundtrack: Hurt (Johnny Cash; American IV: The Man comes around, 2002)