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I hurt myself today

lunedì, 05 maggio 2008 23:12 in storia

Veronica è furiosa, “non è possibile! E’ la terza volta che riscrivo il settimo capitolo, non c’è storia! Mi farà diventare pazza...” “Si legga di nuovo il ‘Crepuscolo degli idoli’” “Ma come? Ma come? Ma con chi crede di parlare?” “Il mondo metafisico costruito dall’uomo è una dimensione falsa e senza fondamenta, così come l’idea di un libero arbitrio costruito ad hoc per riporre nell’uomo le responsabilità del mondo... la conoscenza come mero strumento che porta all’identificazione delle cose rappresenta un’illusione attraverso la quale l’uomo afferma la propria predominanza: la scienza è lo strumento attraverso il quale l’uomo sente di potersi affermare nell’universo buio e desolato in cui è stato posto.” Veronica cammina di fretta, la rabbia la fa scoppiare in un pianto nervoso e frenetico. Non guarda in faccia nessuno, non le importa se qualcuno alza la testa per osservarla. Corre con la valigetta nera in mano, corre per sfogarsi, corre per lasciarsi indietro tutto... “Forse non riuscirò mai a terminare questa maledetta tesi... e maledetta quella volta, che come tutte le altre ho voluto scegliere la strada più tortuosa e difficile, scegliendo lui come relatore, scegliendo questa tesi e...” Veronica apre lo sportello della macchina, getta la borsa sul sedile del passeggero e mette in moto. Fruga sotto al sedile, trova il porta-cd, tra un cambio di marcia e l’altro, scorre sui vari dischi, ma nessuno sembra essere adatto... alla fine, come spesso accade in quei momenti, solo una e una soltanto è la voce adatta... perchè la disperazione si guarisce ascoltando la disperazione degli altri. Col viso umido Veronica guida tenendo entrambe le mani sul volante. Il cristallo della macchina inizia ad appannarsi sotto le prime battute della pioggia. Solo dopo un po’ però decide di far partire i tergicristalli. Li odia quei tergicristalli, perchè quando piove poco, si strascicano sul vetro provocando un odiosissimo rumore che rompe il sottofondo musicale. Squilla il cellulare, Veronica si sporge per estrarlo dalla borsa. Numero sconosciuto. Vorrebbe non rispondere ma spera che sia qualcuno che le possa dire qualcosa che la tiri un po’ su. Preme il pulsante verde, risponde una voce di donna. E’ l’agenzia della sua assicurazione, l’interlocutrice imbastisce un discorso che in un primo momento Veronica non afferra. Ascolta in silenzio tentando di capire... La signora arriva al punto, in pratica è convinta che l’incidente sia in verità fittizio perchè frutto di un accordo tra lei e l’altro conducente. La macchina di Veronica non ha praticamente riportato danni, mentre le spese di riparazione dell’altra auto sono parecchio consistenti. Veronica in preda all’agitazione, tra sé e sé pensa che sia tutto uno scherzo, ma poi esplode e urlando come una pazza le risponde per le rime: al culmine dell’esasperazione stacca il telefono dall’orecchio e urla direttamente sul microfono inveendo animosamente contro la donna. Una volta esaurito il suo sfogo, sbatte il telefono sul tappeto della macchina. Ha smesso di piangere ora, alza il volume dell’autoradio e seleziona il sesto brano dell’album. Col pugno destro batte il tempo del brano con decisione sul volante. Dopo un paio di minuti è a casa. Sale i gradini della palazzina a due a due saltellando, inizia già a sentirsi meglio. Ora dentro di sé si sta facendo strada l’orgoglio più accecante. Entra in casa, getta le chiavi sul tavolo si toglie il cappotto che fa volare sul divano e va verso la camera da letto canticchiando grintosamente l’ultimo verso che ha sentito prima di scendere dalla macchina: “Reach out and touch faith”. Torna in cucina, ha un po’ di fame ma non ha voglia di prepararsi niente di impegnativo. Fruga nella dispensa, prende i grissini e del formaggio fresco dal frigo. Si siede al tavolo della cucina, accende la tv. Sulla sinistra intravede l’orchidea di Alessandro. Si blocca per un attimo e ripensa all’ultima telefonata che gli ha fatto. Non ricorda nemmeno cosa le abbia detto Alessandro, anzi a pensarci bene, Alessandro non le aveva proprio detto nulla perchè lei gli aveva chiuso il telefono in faccia per andare ad aprire la porta. Presa però dai poco incoraggianti eventi della giornata, Veronica decide di non preoccuparsene più di tanto. Nel tentativo di farsi forza da sé riflette, “Non mi importa di ciò che pensa, non mi interessa dove sia e con chi sia adesso. Dopotutto l’altra sera non è successo nulla di così grave o irreparabile insomma forse è il caso di non pensarci più. Tra sé e sé impreca contro tutti gli uomini che nella vita l’hanno resa infelice e l’hanno fatta soffrire, compreso il suo relatore e compreso anche Alessandro che appartenendo anche lui all’universo maschile ci rientra in tutto e per tutto. Per colpa sua mi sono fatta pare inutili e forse è anche colpa sua se... Veronica si rende conto che sta per dire qualcosa di insensato. Si blocca e si appoggia coi gomiti sul tavolo abbassa la testa e con la mente ritorna di nuovo a quella sera. Rivede in una serie di flash Alessandro sorridere, sente il rimbombo delle sue parole e ancora una volta lo sente tra le sue braccia. Ripercorre quegli istanti in cui lui si era avvicinato a lei, le aveva accarezzato i capelli e poi rubato con infinita dolcezza quel bacio. Riapre gli occhi e capisce di esserci caduta dentro un’altra volta. quello è un buco nero dal quale si fa fatica ad uscire.

E così, smantellato l’orgoglio, Veronica fino a tarda sera rimane al tavolo a scrivere, scrivere della ‘Volontà di Potenza’, a scrivere di quanto sia tiranno uccidere lo spirito della tragedia e la sincerità dell’istinto, perché la repressione dell’ascetismo originato dalla ragione scientifica ai danni della volontà, è il suicidio dell’istinto più vitale e inconscio dell’essere umano.


Soundtrack: Hurt (Johnny Cash; American IV: The Man comes around, 2002)


veronicaMIND.   3 scrittori

Vendetta?

giovedì, 17 aprile 2008 18:34 in storia
L’imbarazzo le scorre ancora nelle vene. Il suo incontro con Alessandro le è sembrato passare veloce come un treno in corsa; un treno che forse ha perso per sempre a causa di quella sua vita un pò dandy a cui non sapeva proprio rinunciare. Certo che trovarselo davanti alla riunione è stata una bella botta! Tutto quello che ha fatto negli ultimi mesi per rimettersi in piedi dopo la fine della loro storia si è disintegrato in un lampo. Ha cambiato lavoro, o meglio, ne ha finalmente trovato uno decente e persino il suo aspetto ne è uscito mutato: il naturale biondo caldo ha lasciato spazio ad un castano chiaro, l’abbigliamento è decisamente più castigato, il sorriso un pò meno radioso. Ma cosa credevi di fare invitandolo a bere dopo il meeting? Lui non ti stava nemmeno ad ascoltare, stupida...
Nicole? Voglio una relazione dettagliata della riunione entro domani pomeriggio sulla mia scrivania. Nicole, mi ascolti? La voce squillante del capo le giunge come uno schiaffo in pieno viso. Sì certo! Un sorrisetto ebete del tipo ops-che-figura-chissà-che-faccia-avevo le si dipinge sul viso e subito il pensiero corre ad Alessandro. Speriamo che non se ne sia accorto. Nicole lascia di corsa la sala riunioni, con lui solo un fuggevole cenno di saluto, i loro sguardi nemmeno si incrociano. I lunghi corridoi ormai deserti dell’edificio le permettono di riprendere fiato. Avrei proprio bisogno di un bel bagno caldo, magari con quel bagnoschiuma al cioccolato che mi hanno regalato...Attraversa la strada frettolosamente schivando per un pelo uno scooter e d’improvviso le si ferma il cuore. La sua tasca destra sta vibrando. Oh my God. Oh my God, forse mi sta chiamando...Pronto?
Ale ciao senti io, io, scusa per l’altra sera, non avrei dovuto reagire a quel modo, è che mi hai colta un pò alla sprovvista con quel... quel bacio e eh beh grazie per l’orchidea e il biglietto, è stato molto carino da parte tua. Volevo solo dirti che...oh scusa stanno suonando alla porta, devo andare, ciao.
Whaaaat?Nicole è sgomenta. Allora è per questo che eri così assente...che bravo, non hai di certo perso tempo! Beh avresti potuto trovare di meglio in giro, invece ti sei accontentato di una qualunque! E l’hai anche baciata...Solo ora comincia lentamente a capire cos’è successo. Nella fretta Ale ha preso il cellulare sbagliato e adesso lui ha il suo. Damn! E adesso che faccio? Ma subito un altro pensiero si fa spazio nella sua mente e il suo sorriso si illumina. E se aspettassi ancora un pò a restituirglielo?
Soundtrack: Crying (Aerosmith;Get a grip, 1993)

NicoleMIND.   2 scrittori
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